Note dall’Angola – 27 Febbraio 2020. Luanda, c’era una volta a Baixa.

Luanda, c’era una volta a Baixa. Pensieri in libertà di Rui Ramos.

Journal de Angola – Reportage del 5 ottobre 2019

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Domenica, tra Largo do Baleizão e Lello, Avenida Rainha Njinga, ex Avenida dos Restauradores diventa una pista.

Avenida Rainha Njinga, nonostante la sua vicinanza alla principale stazione di polizia nazionale, non è né pattugliata né presenta segnaletica orizzontale, né attraversamenti pedonali. Quando scende la notte, una vasta parte diventa buia, a causa dell’assenza di illuminazione pubblica, ma in vicinanza del degradato Largo do Baleizão l’illuminazione funziona sempre su tutti i quattro lati, giorno e notte.

Nell’ampia strada, la domenica non è raro vedere automobili e motociclette che procedono ad alta velocità e giovani che pattinano, senza paura, sui binari, in mezzo a centinaia o migliaia di giovani che vanno a o tornano dall’Ilhia (altro quartiere di Luanda) a piedi e attraversano velocemente la  “cidade baixa” per ritornare ai loro “bairros”.

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Avenida Rainha Njinga è la strada che collega la Fortaleza de S. Miguel, oggi Museo Militare, con il centro città. Ai tempi del colonialismo la collina della fortezza era un luogo di scimmie e la strada che la circonda un luogo per il corteggiamento romantico.

Nel centro di Luanda oggi si trovano ancora l’ex libreria del Lello, ora spettrale, la Praza Portugália, con i due árvores-avós dove i portoghesi commerciavano in parallelo e l’edificio Biker, che in passato ospitava tavoli da biliardo e raduni dei giornalisti e che conserva ancora alcuni servizi, come Foto Ngufo, e un “restaurante típico”, dove, in un ambiente “apocalittico”, ratti e insetti convivono con le persone che pranzano per mille kwanzas.

Ma il centro di Luanda oggi è stato sfigurato dalla costruzione di due blocchi di vetro, gli imponenti edifici della Sonangol (estrazione petrolio, oggi in procinto di essere privatizzata) con dozzine di piani, dove lavora una classe di burocrati espatriata e nazionale.

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La grande avenida non termina all’angolo in cui si trovava Sonylândia, oggi banca, si restringe, a livello del negozio portoghese Moviflor che ha sostituito il lussuoso Quintas & Irmão (il cui proprietario, rimasto dopo la Independência, ha avuto la sua casa occupata illegalmente), per poi sfociare nell’Eixo-Viário Hotel, un’opera realizzata nel periodo coloniale portoghese, oggi senza verde e malamente illuminato e che collega il quartiere Kinaxixi a Marginal e a Miramar.

Avenida Rainha Njinga nelle giornate di inondazione si trasforma in un fiume fangoso, che getta acqua nella baia.

Il vicino Largo do Ambiente è freddo, non accogliente, quasi buio e deserto; in questa zona gli alberi iniziarono a essere sradicati nel 1975, quando mancava il carbone per cucinare. Gli edifici coloniali, intorno, sono abbandonati e fatiscenti, con le finestre murate, per lo più “fantasmi” silenziosi che sfidano il futuro della capitale.

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Nel Largo do Atlético ci sono solo alberi con tronchi molto spessi, un segno di lunga vita, alberi coloniali. Il largo, dalla proclamazione dell’Independência continua a celebrare la battaglia di Ambuíla che decretò la sconfitta del Regno del Congo e la decapitazione del re, la cui testa fu trasportata all’eremo di Nazaré, sulla Marginale e che quest’anno celebra 355 anni. La piazza oggi è chiusa e in costruzione senza scadenza

All’angolo della piazza c’è l’orinatoio, che non funziona, non ha mai funzionato. Importato a peso d’oro dal Brasile, il “bagno” fa parte di forse altre centinaia sparse per la città che non hanno mai funzionato. Nessuno conosce i contorni del business, si sa solo che non hanno mai funzionato, e nessuno è noto per aver urinato dentro.

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Di recente, è stato costruito un monumento al Milite Ignoto. I giovani non sanno cosa sia, immaginano, come mi disse un giovane della strada, che sia un soldato senza un certificato di nascita.

Accanto si trovano gli uffici postali, già vecchi di secoli, ma di cui nessuno sembra capire a cosa servano.

Le estremità del lungo viale Njinga o Jinga o Nzinga o Ginga sono dominate dalla banca statale Banco de Poupança e Crédito (BPC), dalla filiale Kaponte e dalla filiale in fondo vicino all’Eixo Viário, vicino a Unitel. Nessuno sa cosa sia Kaponte, i giovani, i disoccupati, non sanno nulla, non li riguarda. Ma Kaponte può essere un piccolo ponte, quel ponte che collega  Praia do Bispo e dove si dice, i bianchi disperati con debiti o sgomento, in quei tempi remoti, si riversavano.

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Fuori da Banco, un mondo silenzioso, nessuno parla, tutti in piedi dove possono. È il mondo delle kinguila, i cambiavalute per strada, i veri impiegati delle banche del sistema, che vendono anche ricariche Unitel. Sono dozzine di madri opulente e vigili, cariche di kwanzas e valute, inesistenti nelle banche. La trasparenza non le tocca.

Ma è anche il mondo dei pensionati, esseri viventi sull’orlo della morte, centinaia o migliaia che ogni giorno fin dalle prime ore del mattino, ancora quasi buio e al suono del primo grido dei passeri ormai rari, cercano di scoprire se la pensione è già caduta.

La borghesia lavora nelle banche. Faticano con pantaloni e cappotti attillati, con bei vestiti offerti da chissà chi, con abiti che sembrano della “City” di Londra. In comune, hanno vanità, arroganza, vanto, una mente vuota. Come a difendere la loro coscienza, non danno fiducia ai poveri, agli sporchi. Ma alle 12, quando quelli inesistenti appaiono sul muretto con dozzine di contenitori di alluminio con il pranzo, fanno venire l’acquolina in bocca.

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I poveri? Sono ovunque nel centro di Luanda, immobili. Il povero è un modo di scrivere, perché nemmeno tutti i soldi del mondo li solleverebbero dalla povertà, perché, in realtà, hanno paura della ricchezza, li spaventa, non saprebbero cosa farne. Come se la povertà fosse già un tatuaggio sulla pelle.

A Baixa, il centro di Luanda, senza la Marginale non avrebbe il nord, infatti non ha più o Porto Pesqueiro né il mercato municipale. Ma ci sono ancora le dogane, la marina e la polizia, i cui ufficiali vivono in grattacieli con auto-risanamento e auto-energia degni di Abu Dhabi, dove vive anche l’alta borghesia che vive di espedienti.

Baixa de Luanda è un “musseque” ampio e intenso, tutto è occupato, sembra che i pochi alberi si inquinino, si tagliano, occupano posti che possono essere resi redditizi dai bambini che riordinano e lavano le auto.

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http://jornaldeangola.sapo.ao/reportagem/luanda-era-uma-vez-na-baixa