Note dall’Angola – 3 Novembre 2018. Malária mata 3.364 pessoas em Angola este ano em quase 2.5 milhões de casos/Nel 2018, in Angola si sono registrati circa 2.5 milioni di casi e 3.364 morti. Luciano

 

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Si abbandona il proprio paese perchè si scappa dalla guerra, perchè si è perseguitati, perchè i diritti umani sono negati, perchè si scappa dalla povertà e dalla fame e perchè si scappa dalle malattie.

In Angola, fra le prime cinque cause di morte, tre sono malattie infettive: Malaria, HIV/AIDS e Tubercolosi e Diarrea. Non dobbiamo scordare i casi e i morti dovuti al colera e al dengue. https://www.cdc.gov/globalhealth/countries/angola/default.htm

Da gennaio di quest’anno, in Angola, si sono registrati 2.5 milioni di casi di malaria e 3.364 morti e da gennaio a giugno si sono registrati 1.370 casi di colera e 20 morti. I dati relativi alla malaria sono inferiori a quelli degli anni precedenti, nel 2017 i casi furono 4.5 milioni e i morti 13.979, nel 2016 i morti furono18.082.

I dati sono stati divulgati dal Ministero della Salute Angolano, che in un comunicato ha dichiarato che la comissione intersettoriale per combattere la malaria e il colera, formata da tecnici del Ministero della Salute e dell’Energia e Ambiente,  sta intensificando le misure di controllo. La campagna di sensilibizzazione sarà estesa a tutto il paese e che a Luanda, particolare attenzione sarà data ai bairros/quartieri dove sono stati notificati il maggior numero di infezioni.

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Durante la Giornata mondiale contro la Tubercolosi, un responsabile del Ministero della Salute ha dichiarato che nel 2018 in Angola ci sono stati 1.022 morti, e un tasso dell’infezione del 4,1 per 100.000 abitanti, i dati sono migliori rispetto a quelli degli anni precedenti, i morti infatti  sono sati 197 in meno che nel 2015,

Per quanto riguarda l’HIV/SIDA nel 2017 si sono avuti 27.000 nuovi casi e 13.000 morti.

L’HIV/AIDS, la tubercolosi e la malaria sono ancora fra le prime cause di morte del paese.

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Si lascia il proprio paese perchè si scappa dalla guerra, perchè si scappa da paesi dove sono negati i dirritti umani, perchè si scappa dalla povertà e dalla fame e perchè si scappa dalle malattie. Le persone che dai paesi sviluppati si recano nei paesi in via di sviluppo per guadagnare, speculare, corrompere e vendere armi, come accade in Angola, hanno riconosciuto il diritto alla libera circolazione, le persone che lasciano il proprio paese per cercare una vita migliore non hanno riconosciuto questo diritto ma, nonostante accordi internazionali e articoli delle costituzioni, hanno riconosciuto il “diritto” ad essere sfruttati, repressi e reclusi.

La situazione economica dell’Angola.

Leggiamo sul sito dell’Ambasciata d’Angola in Italia che “l’Angola è divenuta oramai stabilmente il primo maggior produttore di petrolio del continente africano (seguito dalla Nigeria e la Libia), con una produzione che é quadruplicata negli ultimi venti anni e che rappresenta la principale voce di esportazione del Paese. Il picco produttivo di circa un 2 milione di barili al giorno raggiunto nel primo semestre del 2008 in concomitanza con l’impennata dei prezzi, secondo gli esperti potrebbe addirittura aumentare nei prossimi anni.

L’estrazione é concentrata prevalentemente nei giacimenti “off-shore” settentrionali al largo del bacino del Congo, nella provincia di Cabinda, ma esistono riserve sia “off-shore”che “on-shore”in altre parti del Paese, con recenti scoperte anche al largo della costa meridionale, in particolare nella provincia del Namibe. ”………………………………………………………”.

La compagnia petrolifera nazionale “Sonangol” detiene il monopolio per l’esplorazione e l’estrazione del greggio, ed opera in collaborazione con compagnie petrolifere straniere attraverso joint venture ed accordi di co-produzione (production sharing agreements). Le principali compagnie straniere del settore, oltre all’italiana ENI, sono le statunitensi “Chevron Texaco” ed “Exxon Mobil”, la francese “Total”, la britannica “BP” e l’anglo-olandese “Shell”. “…………………………………………………………..”.

Un considerevole potenziale di crescita é previsto non solo nel settore petrolifero, ma anche in quello del gas naturale che potrebbe essere usato per la produzione di elettricità per consumo industriale e per la distribuzione ai piccoli consumatori.

L’Angola ne possiede infatti enormi riserve, che sono destinate ad aumentare nei prossimi anni in maniera esponenziale, a seguito di nuove recenti scoperte. Un notevole contributo in tal senso sarà dato dal completamento del progetto, realizzato dalla “Sonangol” e dalla “Chevron Texaco”, di conversione del gas naturale estratto dai pozzi petroliferi “ off-shore” in gas liquefatto”.

Nel periodo dal 2003 al 2008 gli investimenti diretti esteri, nel settore energetico, hanno raggiunto la cifra di 23 miliardi di dollari. “…………………………………….”. (http://www.ambasciatangolana.com/petrolio-e-gas)

il Rapporto Economico dell’Angola 2017, dell’Università Cattolica, divulgato a Luanda rivela che il ritorno degli investimenti esteri in Angola, dal 2002 al 2017, è stato del 50%, mentre il capitale investito dagli Angolani in altri Paesi ha avuto un ritorno solo al 2%. “…………………………………………………..”. Secondo la pubblicazione sopra citata, del Centro di Studio dell’Università Cattolica, le compagnie straniere che operano nel Paese hanno guadagnato USD 4 miliardi l’anno. http://mefite.ice.it/CENWeb/ICE/News/ICENews.aspx?cod=117044&Paese=330&idPaese=33

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Leggiamo sul sito dell’ambasciata italiana in Angola che pltre l’ENI, in Angola, in altri settori operano altre 29 imprese italiane.   https://ambluanda.esteri.it/ambasciata_luanda/it/i_rapporti_bilaterali/cooperazione_economica/scheda_paese/elenco_societa/elenco-societa-aziende-italiane.html

Sul giornale online Agensir leggiamo che L’Angola è appena uscita da una tornata elettorale che ha visto l’elezione di Joao Lourenço, 63 anni, ex ministro della Difesa del partito Mpla (Movimento popolare di liberazione dell’Angola). Lourenço è il delfino del presidente uscente Edoardo Dos Santos, che ha governato il Paese per 38 anni. “…………………………………………………..”. Che sarà sicuramente ben accetto dalla comunità internazionale, Italia compresa, visto che al ministero della Difesa angolano – secondo il quotidiano in line Africa ExPress – lo scorso anno abbiamo venduto armamenti per oltre 88 milioni di euro. L’Angola – 28,8 milioni di abitanti e un Pil pro capite di 3.110 $ nel 2016 – è una delle tre economie più forti dell’Africa insieme al Sudafrica e alla Nigeria, grazie ai proventi di risorse come petrolio, diamanti e gas naturale. È il secondo produttore di petrolio dopo la Nigeria. Però tutta la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi: negli anni si è creata una sorta di oligarchia agiatissima e corrotta che possiede società petrolifere, compagnie telefoniche ed esercita un forte controllo sui media e sulla società civile, che non è organizzata né libera di esprimersi. Noto alla cronache è l’impero della figlia del presidente uscente, Isabel Dos Santos, a capo della Sonangol, la compagnia petrolifera di Stato, una delle donne più ricche dell’Africa. Il fratello, José Filomeno Dos Santos, amministra il Fondo statale petrolifero. Così, mentre la capitale Luanda vanta nuovi lussuosi edifici e infrastrutture realizzate grazie all’ottima amicizia con la Cina, il 36% della popolazione, specie nelle zone rurali, continua a rimanere povero. La disoccupazione è al 26%, c’è un’enorme disparità di genere, l’accesso ai servizi sanitari e a un’istruzione di qualità è solo per i ricchi. Tutto ciò è aggravato dagli effetti della recessione. Dopo anni di Pil in forte crescita il calo del prezzo del petrolio nel 2015 (da 51 a 37 dollari nel 2015) ha portato l’inflazione al 40% nel 2016. https://www.agensir.it/mondo/2017/08/30/angola-nuovo-presidente-vecchi-scenari-un-paese-a-due-velocita-oligarchia-al-potere-e-tanta-poverta/

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E in un articolo del giornale online leggiamo che l’Angola è tra i primi 20 Paesi produttori di petrolio al mondo, il secondo in Africa e il quarto produttore di diamanti del continente. È tra i Paesi più ricchi di risorse come mineralilegnamepesce. Eppure, esistono solo 36 nazioni con un indice di povertà più alto. Due terzi della popolazione vive con meno di 4 dollari al giorno, solo 4 persone su 10 hanno accesso all’acqua potabile e il tasso di mortalità tra i bambini al di sotto dei 5 anni è del 17%.  http://www.occhidellaguerra.it/da-colonizzato-a-colonizzatore-il-nuovo-volto-dellangola/

Si lascia il proprio paese perchè si scappa dalla guerra, perchè si scappa da paesi dove sono negati i dirritti umani, perchè si scappa dalla povertà e dalla fame e perchè si scappa dalle malattie. Le persone che dai paesi sviluppati si recano nei paesi in via di sviluppo per guadagnare, speculare, corrompere e vendere armi hanno riconosciuto il diritto alla libera circolazione, le persone che lasciano il proprio paese per cercare una vita migliore non hanno riconosciuto questo diritto ma, nonostante accordi internazionali e articoli delle costituzioni, hanno riconosciuto il “diritto” ad essere sfruttati, repressi e reclusi.

 

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