Note dall’Angola – 20 Novembre 2018. Barra do Dande – Luciano

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Sveglia alle cinque, si parte alla ricerca di Shipwreck Beach, il Cemitério dos Navios (cimitero delle navi).

Bisogna partire presto perchè dopo le sette il traffico esagerato di Luanda non ci permetterebbe di raggiungere la meta in giornata.

Si va verso il nord, prima di lasciare Luanda si attraversa il quartiere dormitorio di Caucaco. Cacuaco una volta era un importante villaggio di pescatori, adesso non è niente di più di un dormitorio sovraaffolllato; oggi viene ricordato perchè nel 2007 più di quattocento persone morirono per aver mangiato cibo avvelenato e cinquantatre persone morirono in seguito a un’inondazione.

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La prima tappa è il villaggio di Karembe.

Questo villaggio fa parte del progetto di ripopolamento delle zone rurali dell’Angola. A Luanda vivono nove milioni e mezzo di persone, molti quartieri non hanno acqua corrente e non hanno fognature, non solo, la spazzatura che la città produce giornalmente è talmente tanta che non è sempre possibile raccoglierla.

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Con la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite 56/206, l’ONU-Habitat è stato incaricato di promuovere alloggi adeguati per tutti, lo sviluppo urbano sostenibile e di lavorare per un futuro urbano migliore a livello globale. L’Angola è attualmente membro del Consiglio direttivo dell’UN-HABITAT, che dimostra la prospettiva di una collaborazione a lungo termine tra l’agenzia e il governo.

Nel 2017, è stato elaborato un programma per lo sviluppo urbano sostenibile in Angola, ampliando le opportunità di canalizzazione delle risorse. Dall’avvio del programma nazionale di urbanizzazione e alloggi nel 2008, l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano sono stati elementi centrali nell’agenda di sviluppo della Repubblica d’Angola. Entro il 2018, il programma sarà inserito nel bilancio generale dello Stato del governo della Repubblica dell’Angola a dimostrazione dell’importanza e della priorità della tematica.

A Karembe le persone ci accolgono amichevolmente e ci spiegano che hanno avuto dei sussidi per costruire le case e i servizi, che la zona si sta ripopolando con una crescita pensata e non disordinata. Ci raccontano che il costo della scuola è abbordabile e anche i trasporti funzionano meglio rispetto alla città.

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La seconda tappa è il villaggio di Barra do Dande, nella provincia di Bengo. Il distretto è molto grande, oltre a Barra do Dande, comprende i villaggi di Caxito, Mabubas, Quicabo e Úcua, e ha la caratteristica di essere attraversato dal fiume Dande; il fiume dopo aver formato due laghi si riversa a mare nell’oceano atlantico dopo aver atraversanto Barra do Dande appunto.

Appena arrivati abbiamo risalito una collina per vedere i due laghi dall’alto. Vista notevole, i laghi si estendono ai due lati della collina e, appunto perchè pieni d’acqua, sono circondati da tanti piccoli appezzamenti di terreno coltivati dai residenti; i verde lussureggiante si scontra con i territori aridi, secchi e deserti che lo circondano.

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La collina dove ci troviamo, è stata negli anni sessanta la dimora dell’antropologo angolano Samuel Aço che ha prodotto molti studi sulla vita nelle zone desertiche. Ci sono i ruderi della sua abitazione che oggi è considerata un monumento da preservare.

Da qui abbiamo camminato su una strada in discesa e raggiunto la riva del fiume dove abbiamo conosciuto un povero villaggio di pescatori; c’era tutta una famiglia che faceva il bagno nel fiume a dispetto degli ippopotami e dei coccodrilli che potrebbero stare nel fiume ma che noi non abbiamo visto.

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Poi sulla spiaggia alla foce del fiume Dande; una spiaggia grandissima, bellissima e neanche tanto sporca; sulla foce da un lato si affacciano due resort per ricchi e dall’altro lato un villaggio di pescatori per poveri.

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Appena si arriva l’odore del pesce è più che pungente, sgradevole, poi si mischia all’odore del mare, e diventa odore gradevole e familiare; sono le quattro del pomeriggio, c’è bassa marea ci dicono per cui la spiaggia è ancora più larga e se non guardi il villaggio, la vista è bellissima.

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Anche il villaggio ha il suo fascino, i tetti delle case sono tutti ricoperti di pesce messo ad essiccare.

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Il villaggio però è costruito con lamiere e cartone, che delineano strade contorte e strette, ogni tanto slarghi. Si dorme lì sotto tettoie piene di pesce a seccare. Una strada principale con alcune case in mattoni e tanti posti dove si mangia: pesce, pesce, pesce.

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Lasciato il villaggio e passati vicino al faro, che controlla il traffico delle navi verso il porto di Luanda, da dove si ammira un’altro bellissimo panorama, eccoci, finalmente, in direzione di Praia do Sarico o Praia do Santiago o come la hanno sopronnominata i turisti Shipwreck Beach o Karl Marx Beach: la spiaggia delle navi abbandonate, il Cemitério dos Navios .

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Ci sono tante leggende che spiegano perchè le navi, più di dodici, sono state affondate e abbandonate sulla spiaggia, quella che ci è sembrata la più credibile è anche la più semplice: le navi erano malmesse e sarebbe stato costoso rinnovarle per cui da Luanda sono state portate qui, affondate e abbandonate.

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La spiaggia è vuota e bellissima, il tramonto è avvolgente e le navi arrugginite e abbandonate sono  nostalgia avvolgente, il momento è pericoloso potresti lasciarti andare al ricordo di tutte le cose importanti che hai fatto o che ti sono capitate nella vita, per fortuna l’abbondante maleodorante spazzatura ti riporta alla realtà.diapositivo1

Basta, si rientra, ed è stata una bella giornata.