Note dalla Tanzania – 20 Ottobre 2018. Test and Treat in Tanzania (Tema della Giornata Mondiale AIDS 2018: “Incoraggia tutti a conoscere il proprio stato rispetto all’HIV). Chiara

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A Gennaio di quest’anno ho deciso di intraprendere una nuova avventura in terreno africano e nell’ambito della cooperazione internazionale. Ho preso parte al progetto Test and Treat HIV infection di Medici con l’Africa – CUAMM, in Tanzania.

La prevalenza, numero di persone che nella popolazione vivono con l’infezione da HIV, in Tanzania è del 7.9% (con picchi in alcune regioni del 13%). In totale si stima che 1.4 milioni di persone vivono con l’infezione da HIV, di queste persone solo il 63% ha accesso al trattamento antiretrovirali. Si stima inoltre che almeno il 35% dei soggetti HIV positivi non conosce il proprio stato.

Il progetto Test and Treat ha due attività principali, una è quella di promuovere il più possibile il test HIV, offrendolo gratuitamente alla comunità grazie ad intense campagne di sensibilizzazione, l’altra è quella di garantire l’accesso alle strutture sanitarie e di conseguenza al trattamento antiretrovirale, garantendo la presenza di specialisti infettivologi nelle strutture coinvolte.

Il Progetto si svolge in quattro cliniche/ospedali delle province di Shinyanga e Simiyu al nord della Tanzania e durerà almeno altri due anni.

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Ogni giorno, un team composto da due consellour e due persone che vivono com l’infezione già in trattamento (pazienti esperti) si reca in un villaggio, seguendo una tabella di marcia ben definita che non permette di tralasciare nessuna area abitata, con l’obiettivo di incontrare più persone possibile sul territorio per offrire il test. Dei gazebi vengono montati per creare un punto di riferimento e le persone vengono accolte fuori ed intrattenute parlando di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili e di educazione alla salute in generale. I counsellor fanno entrare uno per volta le persone che accettano di effettuare il test HIV garantendo la privacy del colloquio, dell’esecuzione del test e della comunicazione dell’esito.

Le persone che risultano positive al test vengono registrate ed indirizzate alla struttura sanitaria più vicina, molti però decidono di venire nei nostri centri sia perchè c’è lo specialista e sia perchè tutti gli esami del sangue necessari al follow-up del trattamento vengono offerti gratuitamente.

Nei villaggi ciascun team (ce ne sono 4) riesce ad effettuare il test su circa 200-400 persone al giorno.

Le giornate di sensibilizzazione organizzatre durante le festività, quella del raccolto per esempio, o raduni sportivi, consentono di raggiungere ancora più persone e di offrire il test soprattutto ai giovanissimi.

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Nel primo anno di progetto sono state testate 86744 persone e 953 sono risultate positive al test HIV; tutte sono state avviate al trattamento.
Nelle quattro cliniche coinvolte nel progetto, l’infettivologo collabora col personale locale affinchè tutte le persone positive possano iniziare la terapia antiretrovirale (Test and Treat, appunto, come suggerito dalle nuove linee guida mondiali) e di garantire il loro corretto follow up.

Nelle 4 cliniche 3014 persone che vivono con HIV sono in trattamento antiretrovirale.

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Io ho gestito la clinica HIV dell’ospedale di Songambele. E’ stato bello collaborare coi i medici e gli infermieri locali, condividere con loro giorno dopo giorno le esperienze, programmare le attività, discutere i casi clinici, concordare procedure diagnostiche e pianificare le terapie.

La presenza degli infettivologi, nei team grazie ai progetti del CUAMM, ha permesso di formare il personale locale e di approfondire le tematiche/problematiche legate all’infezione da HIV garantendo alle persone che vivono con l’infezione una gestione adeguata e attenta.

Condividere non è sempre semplice ma lavorando insieme, giorno dopo giorno, ci si scopre entusiasti delle novità e delle competenze acquisite.

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Riuscire ad organizzare la clinica ed offrire un servizio migliore ai pazienti per garantire i controlli periodici del sangue, il counselling individuale e di gruppo, il colloquio con il medico ad ogni visita e dedicare una giornata di ambulatorio agli adolescenti, non è stato facile, ma è stato fatto.
Tante le difficoltà, la lingua in primis, l’inglese è quasi sconosciuto a causa del bassissimo tasso di scolarizzazione per cui ho dovuto imparare un pò di swahili e nella maggior parte dei casi essere accompagnata da un interprete locale; contrastare/affiancare la tendenza, fin troppo diffusa, a fare ricorso alla sola medicina tradizionale; la reticenza/difficoltà a rispettare gli appuntamenti e gli orari di visita; la diffidenza ad accogliere strategie di prevenzione della trasmissione delle infezioni sessualmente trasmissibili; la poligamia e la subordinazione della donna. Tutti limiti ma anche opportunità.

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Ho lasciato il testimone ad un altra collega, il progetto andrà avanti per due anni ancora. Tanto è stato fatto e molti sono stati gli obiettivi raggiunti. Tanto lavoro è ancora da fare

logocuamm                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   logo-susi