Note dall’Angola, 2018 – 1. Si riparte dall’Angola, e precisamente da Luanda – Luciano.

 

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L’esperienza sarà sicuramente differente da quella in Zimbabwe non solo perchè lo stato è un altro, con altre leggi e altre condizioni, ma soprattutto perchè non lavoreremo in un ospedale rurale (l’ospedale Luisa Guidotti) ma in un ospedale della capitale (l’ospedale della Divina Provvidenza).

L’Angola è stata colonia portoghese e la città di Luanda è strutturata come una città europea: palazzi, case, strade e marciapiedi.

Luanda è stata fondata nel 1575 dall’esploratore portoghese Paulo Dias Novais.

La città è stata il centro amministrativo dell’Angola fin dal 1627. Tra il 1550 e il 1850 circa, fu, assieme a Benguela, uno dei più importanti mercati per il traffico degli schiavi verso il Brasile. Con l’abolizione della schiavitù il porto di Luanda si aprì alle navi straniere e la città divenne una delle più importanti città dell’Impero portoghese.

Dopo l’indipendenza dell’Angola (1975), gran parte della consistente popolazione portoghese abbandonò la città lasciandola nel caos; la popolazione africana non era ancora abituata a gestire una metropoli di simili dimensioni. La città fu rimessa in sesto con l’aiuto dei numerosi tecnici giunti nel paese per appoggiare la guerra civile angolana.

Al termine del conflitto nel 2002 è incominciata una rapida e frenetica ricostruzione degli edifici e delle infrastrutture della città.

Luanda, oggi, è sede di un arcivescovado cattolico, dell’Università dell’Angola e del Palazzo del Governatore.

Il centro di Luanda è diviso in due parti, la baixa (città vecchia) e la cidade alta (la parte nuova). La baixa è collocata vicino al porto ed è caratterizzata da vie strette e vecchi edifici coloniali.

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La città è abitata da 8 milioni e 487 mila persone ed è divisa in 10 distretti che a loro volta sono formati da 99 bairros (quartieri). L’ospedale della Divina Provvidenza si trova in uno dei quartieri più popolari della città Bairro Golf II nel distretto di Kilamba Kiaxi.

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In questo periodo dell’anno, il clima in città è mite e, sorprendentemente, secco; ciò è dovuto alla corrente fredda del Benguela, corrente oceanica di acqua fredda, che impedisce la condensazione dell’umidità e la conseguente pioggia.

Economia angolana

Le risorse minerarie principali dell’Angola sono i diamanti, il bitume, il sale marino, il gas naturale, i fosfati, il ferro e soprattutto il petrolio, che pesa per il 50% sul PIL del paese e per il 90% sulle esportazioni. Le industrie presenti, ancora in via di sviluppo, sono costituite essenzialmente da raffinerie, cementifici, zuccherifici.

Il settore petrolifero rappresenta la spina dorsale dell’economia del paese.

Grazie al grande aumento del prezzo e della produzione del petrolio, l’economia dell’Angola era cresciuta con l’incredibile media del 17 per cento annuo dal 2004 al 2008. Nel 2014, il paese aveva il terzo PIL dell’Africa sub-sahariana, dopo Nigeria e Sudafrica.

Dopo un periodo di forte crescita, con il calo del prezzo del petrolio il paese africano è entrato in una grave crisi economica e sanitaria, aggravata dalla molta corruzione.

Il crollo del prezzo del petrolio ha portato a un rapido calo dei flussi di dollari americani verso l’Angola e alla diminuzione del valore della moneta locale, il kwanza. In un paese in cui molti beni essenziali sono importati, questo significa un aumento vertiginoso dei prezzi. Ma il problema non sono solo i beni importati: all’Angola mancano i professionisti. Il paese importa da anni ingegneri, medici e insegnanti stranieri, e ora fatica a pagarli. L’anno scorso, centinaia di medici cubani hanno minacciato di lasciare il paese perché non venivano pagati da mesi. La questione è stata poi in gran parte risolta.

Nel 2018 l’economia dell’Angola dovrebbe riprendersi sia grazie all’aumento del prezzo del barile di petrolio che della produzione di gas naturale.

Ciònonostante la popolazione angolana continua ad essere fra le più povere dell’Africa.

 

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