Si ricomincia con la Pasqua in Zimbabwe. Note dallo Zimbabwe. 2016 – 1 Aprile 2016

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Si ricomincia con la Pasqua in Zimbabwe. Luciano.

Tutto ha avuto inizio con la Domenica delle palme, due giorni dopo il mio ritorno in Zimbabwe. In questa giornata si celebra l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme. A “All Souls”, la missione dove si trova l’ospedale Luisa Guidotti, per la Domenica delle palme si organizzano tre processioni: le processioni partono, durante la mattinata, sotto il sole battente, da tre differenti punti della zona per ricongiungersi a circa 500 metri dalla chiesa, che viene poi  raggiunta contemporaneamente dai tre cordoni. Poi tutti in chiesa per la messa.

Il pomeriggio del giovedì santo si ritorna in chiesa e dopo canti preparatori, la sera si celebra la messa, durante la quale si ricorda l’Ultima cena e si ripete la lavanda dei piedi  effettuata da Cristo ai dodici Apostoli. Alla fine della messa, terminata alle 4 del mattino, non si torna a casa, ma si mangia e si resta in chiesa, sia per la difficoltà di trovare mezzi di trasporto che per l’impossibilità di affrontarne la spesa.

Il Venerdì santo si effettua la Via Crucis, si parte tutti insieme dalla chiesa per raggiungere il punto, a circa un chilometro, da dove la processione parte. Alle 9 si giunge al punto designato e parte l’itinerario del le 15 stazioni della Via Crucis, alle 2 del pomeriggio si ritorna in chiesa, un’ora di riposo e alle 3 si riprende con le funzioni: canti e adorazioni fino alle 10 di sera, per poi mangiare e dormire in Chiesa. Riposo fino alle 9 della sera del sabato.

Nella notte del sabato santo si celebra la veglia pasquale, dopo l’accensione del cero pasquale che viene portato in processione in chiesa; a questo punto si arriva alla resurrezione di Cristo e poi funzioni e canti fino alle 5 del mattino, dopo alcune ore di riposo di nuovo la messa della domenica di Pasqua e poi tutti a casa. Una settimana di fatica che si inserisce tra le settimane trascorse a sgobbare nel tentativo di sopraffare la stagione particolarmente secca, lavorando senza tregua nel proprio piccolo giardino, cercando di ricavare quanto più raccolto possibile per affrontare la rigida  stagione invernale.

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I ritiri religiosi, di tutte le religioni, nei paesi poveri, sono momenti di aggregazione attesi con grande entusiasmo ed aspettativa dalle persone; se non fossero utilizzati per far dimenticare le fatiche, i prevaricamenti e le ingiustizie che si subiscono nella vita reale, potrebbero rappresentare , in un contesto privo di qualunque possibilità divertimento, gradevoli  momenti di convivialità e di svago. Non per niente qualcuno molto prima di noi ha giustamente sostenuto che le religioni sono l’oppio dei popoli.

Si stima che in Zimbabwe il 60-70% della popolazione appartiene a una delle chiese della  cristianità,  con il 20% che si identifica con la chiesa cattolica ed il resto con la chiesa anglicana, metodista e con  le più nuove pentecostale e evangelica. Il  resto della popolazione segue le religioni islamica, ortodossa, indù, buddista e, Baha’is: solo una piccola parte è atea.

Negli anni più recenti sono sorti numerosi gruppi denominati apostolici, ad esempio Zimbabwe Assembly of God o The Seven Apostles, che stanno incontrando grande favore tra la gente e stanno crescendo molto velocemente. Questi gruppi tendono ad essere incentrati su una figura profetica con membri della congregazione che si identificano con gli apostoli. Queste chiese locali, nella maggior parte dei casi, nascono dalle lotte che insorgono fra i seguaci e i fondatori.

Mentre il paese è sopraffatto dalla nascita di una moltitudine di religioni, basti pensare che sono nate scuole per la formazione di pastor (pastori) e che una delle ultime chiese si chiama Chiesa internazionale della famiglia unita, la maggior parte delle persone continua a credere e a seguire le religioni indigene animiste.

In  Zimbawe, come in altri paesi dell’africa sub-sahariana e come in altri paesi a risorse limitate, l’economia continua a soffrire la diffusa corruzione e l’iperinflazione.

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