Il progetto “Susy Costanzo”.
Note dallo Zimbabwe 2013 – 1

Il progetto “Susy Costanzo – adotta la terapia di una donna africana” compie 10 anni. Luciano

26 gennaio 2013. Di nuovo in Zimbabwe; all’aeroporto si respira un’aria più tranquilla, le valigie sono tutte arrivate e non abbiamo subito particolari controlli alla “dogana”. Appena fuori dall’aeroporto ci attende l’autista che ci porterà all’ospedale “Luisa Guidotti”, All Souls Mission, Mutoko.

Quest’anno con me ci sono Alessia e Chiara, che oltre ad essere medici, Chiara è anche specializzanda in Malattie Infettive, sono socie della LILA di Catania.

Una rapida sosta ad un supermercato per comprare le cose utili che potremmo non trovare a Mutoko, dopodiché si parte.

Ci sorprende Harare piena di automobili e con un traffico frenetico, identica confusione notiamo lungo la strada per l’ospedale.

Per strada il panorama di sempre: vegetazione lussureggiante e alberi con foglie che esibiscono tutte le tonalità del verde (siamo nella stagione delle piogge), cielo azzurro e nuvole basse e bianche. Ho l’impressione che ci siano più terreni coltivati; i campi sono ricchi di mais, noccioline, cavoli ed altre verdure locali.

Arriviamo al “Luisa Guidotti” che è già buio sotto una pioggia incessante; la temperatura è mite e, grazie alla pioggia, non ci sono zanzare; il tempo di salutare e si va a dormire.

28 gennaio 2013. Oggi ha inizio il nostro lavoro in ospedale. L’ospedale, come è risaputo, da più di 10 anni porta avanti un programma per la prevenzione della trasmissione materno-infantile dell’infezione da HIV ed un programma per la terapia antiretrovirale. Dal 2004, la LILA di Catania, con il progetto “Susy Costanzo – adotta la terapia di una donna africana”, è fra i donors di queste attività.

La mattina inizia con la visita nei reparti: donne, uomini e bambini; le principali cause di ricovero sono l’AIDS, la tubercolosi, la malaria e le polmoniti. In tarda mattinata e nel pomeriggio l’attività continua negli ambulatori. Ogni giorno vengono visitate circa 80 persone e di queste almeno un terzo chiede una consulenza per problematiche legate all’infezione da HIV ad alla sua terapia.

Da due anni circa il governo ha dotato gli ospedali dei macchinari per la determinazione della conta dei CD4, esame indispensabile per il monitoraggio dell’infezione, e garantisce la determinazione della PCR HIV, per la diagnosi o non diagnosi dell’infezione, a sei mesi dalla nascita, nei bambini nati da madri anti-HIV positive.

Inoltre, sempre da due anni, l’ospedale dispone dei farmaci per la seconda linea di trattamento dell’infezione da HIV/AIDS.

L’avventura è cominciata.

 

 

Note dallo Zimbabwe, Alessia e Chiara.

 

E la notte era oscura ed essa rischiarava la notte

 

18 febbraio 2013. Tra rocce in equilibrio precario, strade polverose che non portano da nessuna parte, giorni scanditi da ritmi comunitari e naturali… vivere questa realtà è tanto semplice quanto surreale.

Bambini desiderosi, uomini schivi; luoghi dove l’erba può crescere a dismisura tra il selvaggio e l’abbandono, solcata da sentieri percorsi incessantemente da coloro che vivono lavorando all’interno di questo “recinto”.

I nostri camici sono piccole farmacie ambulanti.

Un po’ per le cose portate da casa, un po’ per i farmaci presi dal deposito italiano.

Cerchiamo di compensare la scarsa presenza sul territorio di alcuni farmaci che, se non salva vita, utili comunque per migliorare le condizioni cliniche dei pazienti.

In queste condizioni tutto serve ma tutto non basta.

Come raccattare 30 compresse da confezioni omaggio di antibiotici di “seconda linea”, per curare la tubercolosi e disporre di un mese di trattamento per una ragazza “resistente…”, quando la paziente muore comunque; sembra inutile essere venuti qui con le nostre conoscenze, sembra inutile che un container di farmaci abbia viaggiato da un continente all’altro, sembra inutile avere sperato che in qualche modo potesse andare tutto bene.

It’s life” qui dicono. Non so se ci abitueremo.

Al momento vogliamo continuare a credere che Enock e Mcdonald staranno meglio! Al momento i sorrisi di Enock e di Mcdonald ci incoraggiano…

 

Note dallo Zimbabwe, Alessia un’amica incontrata in Africa

Essere fisioterapisti in Africa……..a Mutoko.

1 marzo 2013. Non è semplice esprimere con poche parole il flusso di pensieri ed emozioni che hanno animato le mie notti in questo mese vissuto qui; di giorno tempo per pensare non ce n’era tanto, ma quando il buio entrava nella mia camera e la luce di una candela illuminava il soffitto, allora le riflessioni della giornata prendevano vita.

Forse quello era anche il momento più difficile, in cui si poteva sentire la mancanza dei propri genitori, amici, e anche delle comodità di casa propria.

Ma poi ti accorgi di avere alla porta accanto una dolce signora zimbabwana che ti sa accogliere come una figlia quando torna a casa dal lavoro e che ti offre volentieri la sua cena (sadza* ovviamente) o scoprire amici italiani che come te hanno deciso di dedicarsi agli altri e la sera sono disposti perfino a cucinare una cena vegetariana. In un luogo in cui c’è molto poco è facile accorgersi dei piccoli gesti di affetto che qui diventano grandi.

Questo vale per tutti, anche per i pazienti della fisioterapia che hanno arricchito le mie giornate di soddisfazione ogni volta che tornando mi dicevano di stare meglio.

E’ stato professionalmente istruttivo confrontarmi con la mia collega; modi diversi di lavorare ma tra loro complementari. Viene voglia di prolungare questa esperienza, iniziare nuovi progetti e crescere insieme per offrire un servizio sempre migliore.

Ma un mese scivola tra le dita…..non dimenticherò, tornando in Italia, l’immagine dei paesaggi che ogni giorno all’alba hanno accompagnato il mio jogging mattutino e un nuovo risveglio qui a Mutoko.

Grazie e come dicono qui…….oraiti**!

With love Ale.

*“sadza” è il pane zimbabwuano, una sorta di polenta di mais;

**“ oraiti” in zimbabwano va bene, dall’inglese “all right”.

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